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Insorgenti dentro i Big Data

Scritto con Silvano Cacciari

Data digital flowSe gli antichi àuguri al servizio dei governanti romani ascoltavano i gridi degli uccelli per formulare i loro presagi, oggi la divinazione è compito di algoritmi e modelli di analisi statistica appositamente congegnati per interpretare in tempo reale il significato di stormi di tweet. Cambiati i tempi – con oracoli ed indovini ormai scalzati dagli analisti dei Big Data –, rimane però immutato l’interesse di chi detiene il potere per il futuro. In particolar modo se questo rischia di essere funestato da disordini politici, sommovimenti sociali e rivolte popolari.

Da sempre, dimostrazioni, cortei e proteste si verificano in presenza di una diffusione di idee che amplifica l’azione collettiva e alimenta la soggettività di quanti ne sono protagonisti. Il fatto che oggi tale processo di contagio sia più o meno alimentato da social network come Twitter o Facebook è un’ipotesi da anni al centro di feroci diatribe: da un lato infatti si sprecano gli studi che individuano nei social media un vettore per nuove forme di mobilitazione e organizzazione, dall’altro non mancano le invettive di intellettuali ed attivisti fondate sulla convinzione che tali piattaforme confinino la rabbia degli utenti dietro al monitor di un computer, scoraggiando così la partecipazione reale. Continue reading

Insurgents inside Big Data

Written by ctrlplus and Silvano Cacciari – Italian translation here

Data digital flowIf the ancient augurs at the Roman rulers’ service listened to the shrieks of the birds, in order to express their predictions, divination today is a business of algorythms and statistical analisys models, these being specifically constructed in order to explain the meaning of flocks of tweets in real time. As times changed – with oracles and fortune-tellers now unseated by Big Data analysts – the interest of the people in charge about the future remains undiminished. Especially when the latter risks to be menacingly affected by political disorders, social upheavals and popular uprisings.

Demonstrations, marches and protests always happen during a diffusion of ideas that amplifies collective action and nurtures the subjectivity of its protagonists. The hypothesis of such a viral process of today being more or less fed by social networks like Twitter or Facebook has been at the core of heated arguments for several years: one one hand, studies that recognizes in the social media a beacon for new forms of mobilization and organization abound, on the other hand there is no shortage of invectives by intellectual and activists, based on the belief that such platforms constrain the rage of the users behind the monitor of a computer, thus discouraging real participation. Continue reading

«Faccio app per il movimento»

riot_app1999. Esplode il movimento di Seattle. Migliaia di attivisti si muovono veloci tra le barricate in fiamme nelle strade di Praga, Nizza e Genova, e maturano presto una consapevolezza: perché un altro mondo sia davvero possibile, è indispensabile per i movimenti sociali farsi media. Dal basso prende il via una straordinaria stagione di sperimentazione tecnologica: nasce Indymedia, prototipo ante litteram del web 2.0; si diffondono servizi e-mail orientati alla tutela della privacy – Riseup negli Stati Uniti, Autistici/Inventati in Italia – frutto dell’intuizione di chi già intravede nelle maglie della rete una soffocante stretta securitaria; e, molto prima che YouTube sia anche solo un’idea, vede la luce New Global Vision, una piattaforma di video sharing concepita per attivisti.

2010. L’immolazione di Mohamed Bouazizi in Tunisia è la scintilla che incendia una prateria resa arida da anni di umiliazioni e vessazioni. Dalle coste del Mediterraneo a quelle del Nord America, il fuoco si propaga rapido in un nuovo ecosistema tecnico fatto di connessioni mobili e comunicazioni istantanee. Il 99% si muove tra strada e rete – compenetratesi ormai in un rapporto simbiotico – mentre gli smartphone diventano strumenti di lotta fondamentali, tanto da costituire un nuovo terreno di sperimentazione collettiva. Ma i movimenti contro l’austerity non si accontentano di utilizzare in modo tattico le app delle grandi internet companies californiane: al contrario ne producono di proprie. Lo spirito Do It Yourself continua. Continue reading