Monthly Archives: gennaio 2016

Incursioni in nome dello stato

21clt2bassa2‘Siete stati attaccati da attori che agiscono con il supporto di uno stato’. Questo il messaggio con cui Twitter ha voluto mettere in guardia una cinquantina dei suoi utenti – ma il numero e’ provvisorio – notificando loro di essere stati oggetto di un attacco informatico volto a sottrarne gli indirizzi IP, quelli di posta elettronica e i numeri di telefono.

Il fatto risale a un mese fa – i primi warning sono stati inoltrate l’11 Dicembre 2015 – ma e’ emerso in tutta la sua portata solo nella giornata di martedi’, quando alcuni dei proprietari degli account messi sotto tiro hanno deciso di prendere parola sul sito http://state-sponsored-actors.net. Con un lungo appello, tradotto in quattro lingue e sottoscritto da piu’ di una trentina tra individui e organizzazioni, i firmatari hanno chiesto a Twitter di fare chiarezza su quanto accaduto. Dopo aver lanciato l’allarme, l’azienda californiana ha infatti rifiutato di fornire ulteriore spiegazioni, alimentando in questo modo i dubbi e le preoccupazioni delle persone coinvolte. Preoccupazioni che appaiono giustificate, dal momento che la vicenda, punteggiata da una serie di elementi poco chiari, sembra essere tutt’altro che conclusa. Continue reading

State sponsored raids

21clt2bassa2…we are alerting you that your twitter account […] may have been targeted by state-sponsored hackers.” This was the message that Twitter used in order to warn some 50 of its users – but the number is a provisional one – notifying them they were targeted by a computer attack, bent on snatching their IP addresses, email addresses and phone numbers.

The event dates back a month – the earliest warnings were given on December 11, 2015 – but it emerged in all of its implications last Tuesday, when some owners of the targeted accounts decided to speak out on the http://state-sponsored-actors.net website. With a lengthy call, which was translated in four languages and endorsed by more than thirty individuals and organizations, the signers asked Twitter to clarify what did happen. Actually, after having issued the warning, the Californian company refused to give further explanation, thus fueling doubts and concern among those who were involved. Concerns that appear to be justified – as the issue, dotted by a series of unclear elements, seems far from being over.

Continue reading